A Thousand Blows: razzismo e sopravvivenza a Londra nella serie di Steven Knight
Steven Knight è un’incognita nell’industria televisiva contemporanea. Dopo aver creato Peaky Blinders (e altri si sarebbero fermati qui per viverne di rendita per il resto dei loro giorni), ha provato a dedicarsi a nuovi progetti seriali, senza mai ritrovare quello stesso plauso da parte della critica e del pubblico (nel cinema gli è andata meglio, sceneggiando Spencer e Maria per Pablo Larraín). Si è trovato bloccato nel nuovo limbo artistico dominato dalle miniserie tra gli adattamenti di classici (Grandi speranze su Disney+), recenti premi Pulitzer (Tutta la luce che non vediamo su Netflix, definita da Judy Berman su Time un “pasticcio sdolcinato, incompetente e al limite dell’offensivo, la cui esistenza infanga l’eredità del libro”) e altre idee troppo ambiziose (vedi The Veil per Disney+ o See per Apple TV+).
A Thousand Blows, la nuova serie sempre per Disney+ uscita a fine febbraio quasi di nascosto tra una notizia e l’altra sul film di Peaky Blinders, si propone come l’erede spirituale del suo più grande successo e l’unico suo possibile successore (vista anche una seconda stagione confermata e già girata). Da Birmingham questa volta l’azione si sposta in una Londra oscura, che non promette nulla se non la morte. Appena arrivati dalla Jamaica, Hezekiah (Malachi Kirby) e Alex (Francis Lovehall) vorrebbero cercare fortuna, ma si ritrovano a fronteggiare il razzismo di una società che ancora non riesce a vedere oltre il colore della pelle.
I due arrivano sul ring, visti come dei fenomeni da baraccone, e vengono visti fin da subito come delle minacce per i campioni in carica Sugar Goodson (un feroce Stephen Graham) e suo fratello Treacle (James Nelson-Joyce). Tra il pubblico degli incontri, intenta a rubare qualche scellino, si aggira una banda criminale tutta al femminile capitanata da Mary Carr (Erin Doherty, la principessa Anna in The Crown), una donna ambiziosa che tuttavia si abbandona facilmente ai sentimenti.
È una battaglia per la sopravvivenza quella a cui vengono sottoposti tutti i personaggi di A Thousand Blows, ogni parvenza di potere che riescono ad afferrare è effimera, un qualcosa che potrebbe distruggersi al primo attimo di distrazione. Hezekiah, ad esempio, non accetta mai il ruolo di vittima che la società vorrebbe assegnargli e incassa gratuiti attacchi razzisti per poi prendersi una rivincita più grande di lui.
Se lo sguardo sulla Londra di fine 800’ rimane coinvolgente per tutti i sei episodi, un forzato e alquanto futile triangolo amoroso che dovrebbe complicare le dinamiche tra tre personaggi irrigidisce talvolta la serie, facendola assomigliare a un melodramma. In quegli sparuti momenti, il cast, in cui spicca una strabiliante Erin Doherty, si prende l’incarico di rendere credibili dialoghi enfatici e talvolta troppo didascalici.
Nonostante alcuni difetti, A Thousand Blows è uno dei progetti più riusciti di Steven Knight nel post-Peaky Blinders (anche se sarebbe più corretto dire inter-Peaky Blinders visto il film), anche perché come Taboo prima di lui rimane saldo nella comfort zone del suo creatore, fatta di period drama che non desiderano romanticizzare il passato, quanto piuttosto esplorare i germogli di una violenza sistematica che minaccia di inghiottire tutta la società, a prescindere dalle prese di posizione individuali.