Povere Creature! – Bella Baxter è più femminista di Barbie!
Dopo aver trionfato all'80ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia aggiudicandosi il Leone d’oro e a seguire quattro premi Oscar (miglior attrice a Emma Stone, migliore scenografia, migliori costumi e miglior trucco e acconciatura) e due Golden Globe (miglior film commedia o musicale e migliore attrice in un film commedia o musicale ad Emma Stone), Povere creature! è stato distribuito sulla piattaforma Disney+ lo scorso anno, per approdare ora su Now Tv, per chi volesse recuperarlo o rivederlo.
Ma prima di entrare nel vivo della disamina filmica è importante capire quanto questa sequela di premi abbia contribuito ad aumentare l’interesse di massa nei confronti dell’opera e in quale modo. È noto da sempre, i film che fanno incetta di premi (specialmente di Oscar) finiscono in una filiera un po’ esibizionistica e strombazzante, che tende spesso ad attribuire un rivestimento eccessivamente commerciale e mondano anche a prodotti autoriali e persino a capolavori della storia del cinema (vedi Via col vento e Titanic). Il film di Lanthimos è già di per sé un monstrum cinematografico, un prodotto incontenibile ed eccedente che ingloba autorialità e commestibilità mainstream, un’opera sperimentale e popolare, citazionista e personale al tempo stesso. Inoltre è bene sottolineare che risulta assai limitativo leggere l’opera seguendo esclusivamente la cosiddetta politica degli autori, in quanto Povere creature! è sì un film lanthimosiano ma anche stoniano, ovvero costruito come pura acting performance sullo straordinario corpo/volto di Emma Stone.
Se da un lato Lanthimos reinterpretando per immagini il romanzo cult di Alasdair Gray (che in origine fondeva James Joyce con William Blake e Mary Shelly), tende a unire lo sperimentalismo d’autore dei suoi esordi in patria (Kinetta, Kynodontas, Alps) con l’estetica della sua recente produzione angloamericana (The Lobster, Il sacrificio del cervo sacro, La favorita), dall’altro l’opera diventa il luogo di sperimentazione attoriale per Emma Stone, la quale impiega il proprio corpo come strumento di mappatura spaziale in linea con il suo personaggio di Bella Baxter, che lo utilizza come organo di conoscenza mondana e di emancipazione femminile.
Nell’alternanza di registri (comico, patetico, sociopolitico, melodrammatico, romantico, erotico), generi (sci-fi, horror, grottesco, commedia, drammatico) e riferimenti (James Whale, David Lynch, Rainer Werner Fassbinder), Poor Things (titolo originale, anche dell’opera letteraria, assai più efficace) resta il compendio di tutta l’arte lanthimosiana, una feroce, provocatoria e tenera allegoria sulle sfasature sociali e sul classismo gerarchizzante, in cui la purezza e l’innocenza patetica di natura belluina deve scontrarsi con la follia perversa e demiurgica della natura umana. Una ribalda riflessione sulla libertà di scegliere, sulla consapevolezza di essere donna e in senso lato di essere creatura vivente. Un'opera al contempo profondamente comica e tragica che non mira alla facile stimolazione dell'effetto cringe o weird, ma mescola senza soluzione di continuità linguaggi estetico-espressivi differenti e sentimenti antitetici, passando da un raffinato bianconero londinese ai colori caldi (quasi da technicolor hollywoodiano) di una Lisbona che rievoca i cromatismi del Sangue e arena di Mamoulian e poi i tramonti infuocati di Querelle de Brest sulla nave, dove appare persino Hanna Schygulla.
Lanthimos costruisce un horror melodrammatico, in cui gore e demenza ne piegano le coordinate senza decostruirle, facendole risaltare sinistramente, ma soprattutto crea un grande manifesto femminista e progressista (molto più di Barbie della Gerwig), in dialogo con il successivo Kinds of Kindeness che ne è la diretta conseguenza e postilla.